Siamo ormai quasi giunti alla fine del viaggio.
Il sole sta calando su Timisoara e il tramonto ci accompagna verso l'ultima notte in Romania. Domani mattina ci incammineremo verso l'Italia; un lungo viaggio ci attende. Purtroppo stasera dobbiamo restituire la chiavetta internet prestataci in Romania e quindi non possiamo caricare il materiale degli ultimi due giorni sul nostro blog. Sperando di avervi fin qui incuriosito ed accompagnato per qualche minuto nelle vostre calde giornate estive, vi consigliamo di aspettare novità perché gli ultimi due giorni ci sono serviti per tessere le fila e riflettere sulla nostra esperienza.
DIRETTA DALLA ROMANIA!!!
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mercoledì 11 agosto 2010
GIORNO VIII e IX - Cronistoria
Ci svegliamo presto: oggi è giornata di spostamento. Usciamo piano piano dalle braccia di Morfeo e il mattino ci accoglie abbracciandoci fra le nuvole e la foschia. L’acqua scorre ancora tumultuosa nel torrente e il paesaggio di montagna ricorda una giornata di autunno. Giusto il tempo per capire che la notte ci ha lasciato in eredità mal di schiena e un po’ di reumatismi ed ecco i lamenti alzarsi verso il cielo; così la stanchezza sarà più faticosa da sopportare. Salutiamo gli amici della Croce Rossa che ci consegnano un attestato con una breve cerimonia celebrativa. Con il guado del torrente ci lasciamo alle spalle un‘esperienza che è stata particolare ma sicuramente intensa. Cominciamo la lunga strada che ci porterà a Bucarest.
Il viaggio scorre veloce e ci fermiamo per pranzo poco dopo Ramnicu Valcea. Qui incontriamo un eccentrico signore di Torino con cui scambiamo quattro chiacchiere convincendolo a concederci un’intervista. Umberto ci racconta la sua storia: in pensione dopo una vita da operaio, ha conosciuto a 72anni una ragazza rumena di 28 con cui intrattiene una relazione da svariati mesi. A lettere ed e-mail sono seguiti un paio di incontri e proprio ora sta andando da lei. Umberto ci fa capire di essere consapevole dei “limiti” di questo rapporto: la differenza di età e di cultura, la disparità nelle motivazioni e nel potere “contrattuale” all’interno della coppia,conseguenza del differente livello dei costi e dei benefici personali.
L’intervista ad Umberto apre una accesa discussione all’interno del gruppo che si trova ad avere un primo forte confronto interno su queste tematiche. Il pranzo si trasforma così in una semi-restituzione e si prolunga per quasi due ore.
Ripartiamo ed arriviamo a Bucarest a metà pomeriggio. Una passeggiata dall’ostello al centro ci permette di osservare un po’ la città fornendoci i primi spunti di riflessione. Alessandro , che qui ha fatto l’Erasmus cinque anni fa, ci fa da guida raccontandoci le sue esperienze e un po’ di storia. La città è cambiata. Il centro storico è cambiato. Interi quartieri sono stati ristrutturati o trasformati. Alessandro stenta a credere che questa sia la stessa città in cui ha speso un anno della sua vita, una città in cui fino a poco tempo fa si respirava povertà,droga e prostituzione. L’impressione è che Bucarest stia diventando una città europea, influenzata fortemente dagli stili di consumo occidentali e senza una propria identità, una città in cui la tecnologia e la moda crescono di pari passo. Ci prefiggiamo di andare nelle periferie della capitale durante la nostra permanenza. Un’altra cosa che ci colpisce è la facilità con cui si trovano volantini di night club e centri-massaggi. Decidiamo anche in questo caso che vale la pena di approfondire l’argomento.
Dopo un’abbondante cena al ristorante decidiamo di dividerci: alcuni vanno a bere qualcosa e a farsi una romantica passeggiata in centro, altri decidono di andare in un night per cercare di “rubare” delle immagini o delle interviste e per farsi un’idea più precisa sullo stato attuale della prostituzione a Bucarest. A bordo del Mongoni Cross, il nostro furgone rosso, giriamo per un po’ la città in cerca di un locale adatto. La verità è che, forse per il periodo estivo e per l’ora, forse per mancanza di punti di riferimento precisi, non riusciamo a trovare night club aperti ma solo un paio di presunte case chiuse. Neanche l’ombra di sex workers lungo le strade. Torniamo in albergo un po’ perplessi e sorpresi.
La mattina e il primo pomeriggio seguenti li dedichiamo a vedere il centro città e i suoi principali monumenti. Il palazzo del popolo, vecchia residenza di Ceausescu e secondo edificio più grande al mondo, i parchi e le vie centrali di Bucarest sono alcune delle nostre mete. Abbiamo anche l’occasione di vedere la facoltà di legge e constatare che non invidia in nulla le università italiane.
L’edilizia e le trasformazioni degli ultimi anni ci regalano immagini colorite come una chiesa di piccole dimensioni circondata da grattacieli di una decina di piani. E’ desolante constatare come i palazzi più recenti, di vetro o cemento, siano molto più brutti delle strutture pre-comuniste, tutte vecchie case di un architettura folkloristica che andrebbero valorizzate e restaurate ma che viceversa vengono lasciate al tempo che fu.
Nel tardo pomeriggio intervistiamo Ciprian Necula, giornalista ed attivista contro la xenofobia verso i rom, e Nicolae George, sociologo ed attivista per i diritti umani. L’intervista appare subito interessante ed affronta le principali questioni riguardanti la tematica dei rom. Gli spunti di riflessione sono tanti, legati al passato, al presente ed al futuro; il ritmo dell’intervista è senza respiro e gli argomenti si intrecciano fra loro. Nicolae ci parla della condizione dei rom prima del 1989, quando lo stato garantiva a tutti l’accesso all’istruzione e alla sanità e quindi offriva opportunità,seppur minime, anche ai rom. Oggi, invece, le fasce più deboli della società sono lasciate in balia delle leggi di mercato e le loro opportunità di riscatto sociale sono quasi esclusivamente legate ad attività illecite e criminali. Discutiamo della campagna mediatica contro i rom in corso in Italia, della percezione di identità dei rom sia dall’interno che dall’esterno e di tanto altro ancora.
Terminata questa lunga intervista torniamo in ostello. Alcuni di noi decidono di prendersi una serata di relax con una bella cena al ristorante, altri di fare un giro di alcune periferie di Bucarest. Sebbene la breve durata di questo tour di Bucarest by night ci impedisca di formulare un giudizio completo, l’impressione è che le periferie della capitale rumena assomiglino ai quartieri periferici di tante altre metropoli europee. Ancora una volta rimaniamo sorpresi dalla facilità con cui questa città stia smentendo molti degli stereotipi che ci siamo portati dall’Italia.
Il viaggio scorre veloce e ci fermiamo per pranzo poco dopo Ramnicu Valcea. Qui incontriamo un eccentrico signore di Torino con cui scambiamo quattro chiacchiere convincendolo a concederci un’intervista. Umberto ci racconta la sua storia: in pensione dopo una vita da operaio, ha conosciuto a 72anni una ragazza rumena di 28 con cui intrattiene una relazione da svariati mesi. A lettere ed e-mail sono seguiti un paio di incontri e proprio ora sta andando da lei. Umberto ci fa capire di essere consapevole dei “limiti” di questo rapporto: la differenza di età e di cultura, la disparità nelle motivazioni e nel potere “contrattuale” all’interno della coppia,conseguenza del differente livello dei costi e dei benefici personali.
L’intervista ad Umberto apre una accesa discussione all’interno del gruppo che si trova ad avere un primo forte confronto interno su queste tematiche. Il pranzo si trasforma così in una semi-restituzione e si prolunga per quasi due ore.
Ripartiamo ed arriviamo a Bucarest a metà pomeriggio. Una passeggiata dall’ostello al centro ci permette di osservare un po’ la città fornendoci i primi spunti di riflessione. Alessandro , che qui ha fatto l’Erasmus cinque anni fa, ci fa da guida raccontandoci le sue esperienze e un po’ di storia. La città è cambiata. Il centro storico è cambiato. Interi quartieri sono stati ristrutturati o trasformati. Alessandro stenta a credere che questa sia la stessa città in cui ha speso un anno della sua vita, una città in cui fino a poco tempo fa si respirava povertà,droga e prostituzione. L’impressione è che Bucarest stia diventando una città europea, influenzata fortemente dagli stili di consumo occidentali e senza una propria identità, una città in cui la tecnologia e la moda crescono di pari passo. Ci prefiggiamo di andare nelle periferie della capitale durante la nostra permanenza. Un’altra cosa che ci colpisce è la facilità con cui si trovano volantini di night club e centri-massaggi. Decidiamo anche in questo caso che vale la pena di approfondire l’argomento.
Dopo un’abbondante cena al ristorante decidiamo di dividerci: alcuni vanno a bere qualcosa e a farsi una romantica passeggiata in centro, altri decidono di andare in un night per cercare di “rubare” delle immagini o delle interviste e per farsi un’idea più precisa sullo stato attuale della prostituzione a Bucarest. A bordo del Mongoni Cross, il nostro furgone rosso, giriamo per un po’ la città in cerca di un locale adatto. La verità è che, forse per il periodo estivo e per l’ora, forse per mancanza di punti di riferimento precisi, non riusciamo a trovare night club aperti ma solo un paio di presunte case chiuse. Neanche l’ombra di sex workers lungo le strade. Torniamo in albergo un po’ perplessi e sorpresi.
La mattina e il primo pomeriggio seguenti li dedichiamo a vedere il centro città e i suoi principali monumenti. Il palazzo del popolo, vecchia residenza di Ceausescu e secondo edificio più grande al mondo, i parchi e le vie centrali di Bucarest sono alcune delle nostre mete. Abbiamo anche l’occasione di vedere la facoltà di legge e constatare che non invidia in nulla le università italiane.
L’edilizia e le trasformazioni degli ultimi anni ci regalano immagini colorite come una chiesa di piccole dimensioni circondata da grattacieli di una decina di piani. E’ desolante constatare come i palazzi più recenti, di vetro o cemento, siano molto più brutti delle strutture pre-comuniste, tutte vecchie case di un architettura folkloristica che andrebbero valorizzate e restaurate ma che viceversa vengono lasciate al tempo che fu.
Nel tardo pomeriggio intervistiamo Ciprian Necula, giornalista ed attivista contro la xenofobia verso i rom, e Nicolae George, sociologo ed attivista per i diritti umani. L’intervista appare subito interessante ed affronta le principali questioni riguardanti la tematica dei rom. Gli spunti di riflessione sono tanti, legati al passato, al presente ed al futuro; il ritmo dell’intervista è senza respiro e gli argomenti si intrecciano fra loro. Nicolae ci parla della condizione dei rom prima del 1989, quando lo stato garantiva a tutti l’accesso all’istruzione e alla sanità e quindi offriva opportunità,seppur minime, anche ai rom. Oggi, invece, le fasce più deboli della società sono lasciate in balia delle leggi di mercato e le loro opportunità di riscatto sociale sono quasi esclusivamente legate ad attività illecite e criminali. Discutiamo della campagna mediatica contro i rom in corso in Italia, della percezione di identità dei rom sia dall’interno che dall’esterno e di tanto altro ancora.
Terminata questa lunga intervista torniamo in ostello. Alcuni di noi decidono di prendersi una serata di relax con una bella cena al ristorante, altri di fare un giro di alcune periferie di Bucarest. Sebbene la breve durata di questo tour di Bucarest by night ci impedisca di formulare un giudizio completo, l’impressione è che le periferie della capitale rumena assomiglino ai quartieri periferici di tante altre metropoli europee. Ancora una volta rimaniamo sorpresi dalla facilità con cui questa città stia smentendo molti degli stereotipi che ci siamo portati dall’Italia.
Diari della Romania, 5
VILA 11

Ritorno a Vila 11, l’ostello dove l’anno scorso ho lasciato “pezzi di me” ovunque.
Il luogo dove la creatività era rinata. Dove il pianoforte invitava a suonare, dove I gatti zampettavano sui fogli volanti pieni dei nostril pensieri.
Dove sono nati I miei primi diari, dove è nato il primo video e dove una musica nuova è stata creata dal nulla.
La camera di quest’anno è quella che tanto avrei sperato di prendere l’anno scorso: la camera delle bambole.
Giocattoli vecchi nella mia stanza: scarpette da danza di cuoio appese al muro già pieno di simpatici gingilli. Un trenino di legno, una finestrella sui tetti di bucarest. Tutto vecchio, tutto vissuto.
La camera sembra abbandonata da anni vista la quantità di polvere che svolazza dalle mensole.
La moquette una volta doveva essere rossa, adesso sembra “decorata”.
Qualcuno per questo si lamenta, ma io immagino che faccia parte del teatrino costruito per noi.. o almeno mi piace pensarla così.
Nuovi gatti quest’anno.
La ragazzina è cresciuta e lavora; non ha avuto tempo per giocare con me e il pianoforte.
Vago alla ricerca delle immagini accantonate nella memoria. Suono ancora il piano di vila 11, ma il tempo è dispettoso.
E le frittelline della colazione di Vila 11, un tripudio di gioia per il mio palato ed il mio spirito.
Condivido questi attimi di ricordi sola con me stessa… nessuno con me in questo viaggio che abbia avuto le mie stesse sensazioni.
Ho sentito la tua mancanza, Federico, e delle tue storie, scritte tra una birra e l’altra in un agosto non più afoso di questo, nel cortiletto di vila 11, tra I gatti di bucarest.
Le tue bottiglie, I tuoi libri e I tuoi giocattoli sono esattamente dove li hai lasciati. Solo qui tutto è rimasto identico. Bucarest è cambiata.
Ho salutato l’angelo sopra il tuo vecchio letto; quello che condividevi con le zanzare.
Quando I bei ricordi riafforano,l’animo è in festa.
Tutto ciò accade ancora a Vila 11.
Ritorno a Vila 11, l’ostello dove l’anno scorso ho lasciato “pezzi di me” ovunque.
Il luogo dove la creatività era rinata. Dove il pianoforte invitava a suonare, dove I gatti zampettavano sui fogli volanti pieni dei nostril pensieri.
Dove sono nati I miei primi diari, dove è nato il primo video e dove una musica nuova è stata creata dal nulla.
La camera di quest’anno è quella che tanto avrei sperato di prendere l’anno scorso: la camera delle bambole.
Giocattoli vecchi nella mia stanza: scarpette da danza di cuoio appese al muro già pieno di simpatici gingilli. Un trenino di legno, una finestrella sui tetti di bucarest. Tutto vecchio, tutto vissuto.
La camera sembra abbandonata da anni vista la quantità di polvere che svolazza dalle mensole.
La moquette una volta doveva essere rossa, adesso sembra “decorata”.
Qualcuno per questo si lamenta, ma io immagino che faccia parte del teatrino costruito per noi.. o almeno mi piace pensarla così.
Nuovi gatti quest’anno.
La ragazzina è cresciuta e lavora; non ha avuto tempo per giocare con me e il pianoforte.
Vago alla ricerca delle immagini accantonate nella memoria. Suono ancora il piano di vila 11, ma il tempo è dispettoso.
E le frittelline della colazione di Vila 11, un tripudio di gioia per il mio palato ed il mio spirito.
Condivido questi attimi di ricordi sola con me stessa… nessuno con me in questo viaggio che abbia avuto le mie stesse sensazioni.
Ho sentito la tua mancanza, Federico, e delle tue storie, scritte tra una birra e l’altra in un agosto non più afoso di questo, nel cortiletto di vila 11, tra I gatti di bucarest.
Le tue bottiglie, I tuoi libri e I tuoi giocattoli sono esattamente dove li hai lasciati. Solo qui tutto è rimasto identico. Bucarest è cambiata.
Ho salutato l’angelo sopra il tuo vecchio letto; quello che condividevi con le zanzare.
Quando I bei ricordi riafforano,l’animo è in festa.
Tutto ciò accade ancora a Vila 11.
martedì 10 agosto 2010
GIORNO VIII e IX - Racconto Fotografico
Per vedere tutte le foto dei Turisti su flickr, clicca QUI!
CARTOLINE DA BUCAREST








Dare un'immagine di Bucarest non è certamente facile. Si tratta di una città ricca di sfumature, di realtà diverse e di contraddizioni. In due giorni è impossibile anche solo cercare di capirla. Si passa da un centro molto curato e moderno, con pub e ristoranti di un gusto un po' kitsch e i touch screen nei sottopassaggi con la pianta della città, ai quartieri periferici, il quartiere tzigano, i branchi di cani randagi che invadono ogni via. Sicuramente è una città in crescita: ci sono lavori in corso ovunque e molti stanno aprendo attività commerciali, come questo italiano che ha aperto da due giorni un ristorante specializzato in carni, ma, si lamenta, non può ancora far funzionare la cucina perché la griglia che ha ordinato dall'Italia è in ritardo.



CARTOLINE DA BUCAREST
Dare un'immagine di Bucarest non è certamente facile. Si tratta di una città ricca di sfumature, di realtà diverse e di contraddizioni. In due giorni è impossibile anche solo cercare di capirla. Si passa da un centro molto curato e moderno, con pub e ristoranti di un gusto un po' kitsch e i touch screen nei sottopassaggi con la pianta della città, ai quartieri periferici, il quartiere tzigano, i branchi di cani randagi che invadono ogni via. Sicuramente è una città in crescita: ci sono lavori in corso ovunque e molti stanno aprendo attività commerciali, come questo italiano che ha aperto da due giorni un ristorante specializzato in carni, ma, si lamenta, non può ancora far funzionare la cucina perché la griglia che ha ordinato dall'Italia è in ritardo.
domenica 8 agosto 2010
GIORNO VII - Cronistoria
Fin’ora il viaggio si è rivelato ricco di sorprese, ma senza dubbio la giornata appena trascorsa si è rivelata la più particolare, uscendo fuori dai binari di quanto visto fino ad ora.
Partiamo verso metà mattina per dirigerci ad un campo della Croce Rossa tra le colline di Radoi, capitale europea della cultura nel 2007. Si tratta di un campo estivo per ragazzi, dove, tra fuochi e tende, si organizzano attività educative e si impara a socializzare con i propri coetanei.
Il nostro furgone viene guidato verso le campagne, dove all’asfalto delle strade si sostituiscono carrettiere sterrate e piene di buchi. Il paesaggio attorno è stupendo, tra paeselli rurali e pendii boschivi mentre ci avviciniamo alla nostra meta, che compare, verso l’ora di pranzo, sulla sponda opposta del fiumiciattolo che costeggia la via. La strada scende, inabissandosi tra le acque e alcuni bovini al pascolo guadano senza problemi il passaggio.
Joey, con spirito d’avventura e un po’ di incoscienza fa scendere la Tigre Asiatica (il furgone bianco)verso l’acqua e senza troppa fatica raggiunge il lato opposto, ma il secondo furgone, più basso e meno potente, scegliamo di farlo rimanere dov’è e attendiamo che siano i volontari della Croce Rossa, meglio organizzati di noi, a venirci a prendere, computer e bagagli appresso.
Pranziamo con i ragazzi del campo seduti su tronchi, per poi partecipare a qualche gioco di gruppo con loro che ci permette un primo, timido approccio. Sembra di essere, in tutto e per tutto, ad un campeggio dell’oratorio o ad un campo di boyscout.
Durante la siesta intervistiamo Lia, che ci parla della fase di transizione seguita al comunismo, della percezione della donna e dell’integrazione rumena nell’Unione Europea. Facciamo giusto in tempo a sistemare gli zaini e i sacchi a pelo nella tenda prima che si scateni un vero e proprio nubifragio suscitando in noi un po’ di timore, sia per la nostra sistemazione che fa acqua da tutte le parti, sia per il furgone che ha guadato il torrente e che, vista la piena, rischia di rimanere prigioniero delle intemperie.
Il temporale lascia spazio ad un timido sole e questo ci permette di conoscere meglio alcuni dei ragazzi del campo. La diffidenza e il timore svaniscono piano piano; la conversazione si fa molto interessante grazie alla curiosità di entrambe le parti. Parliamo dell’Italia e della Romania, delle percezioni reciproche e dei diritti della donna. Quello che ci colpisce di più è però il loro timore di essere scambiati per rom e la difficoltà con cui affrontano il tema dell’omosessualità. Ci avviamo a cena con la sensazione di essere usciti da questo incontro sicuramente arricchiti, ma anche con l’impressione che non tutto sia stato detto o che ci fosse la preoccupazione di sbilanciarsi eccessivamente.
Dopo cena partecipiamo alla festa di commiato del campo e andiamo dormire accompagnati ancora una volta dal rombo dei tuoni.
Partiamo verso metà mattina per dirigerci ad un campo della Croce Rossa tra le colline di Radoi, capitale europea della cultura nel 2007. Si tratta di un campo estivo per ragazzi, dove, tra fuochi e tende, si organizzano attività educative e si impara a socializzare con i propri coetanei.
Il nostro furgone viene guidato verso le campagne, dove all’asfalto delle strade si sostituiscono carrettiere sterrate e piene di buchi. Il paesaggio attorno è stupendo, tra paeselli rurali e pendii boschivi mentre ci avviciniamo alla nostra meta, che compare, verso l’ora di pranzo, sulla sponda opposta del fiumiciattolo che costeggia la via. La strada scende, inabissandosi tra le acque e alcuni bovini al pascolo guadano senza problemi il passaggio.
Joey, con spirito d’avventura e un po’ di incoscienza fa scendere la Tigre Asiatica (il furgone bianco)verso l’acqua e senza troppa fatica raggiunge il lato opposto, ma il secondo furgone, più basso e meno potente, scegliamo di farlo rimanere dov’è e attendiamo che siano i volontari della Croce Rossa, meglio organizzati di noi, a venirci a prendere, computer e bagagli appresso.
Pranziamo con i ragazzi del campo seduti su tronchi, per poi partecipare a qualche gioco di gruppo con loro che ci permette un primo, timido approccio. Sembra di essere, in tutto e per tutto, ad un campeggio dell’oratorio o ad un campo di boyscout.
Durante la siesta intervistiamo Lia, che ci parla della fase di transizione seguita al comunismo, della percezione della donna e dell’integrazione rumena nell’Unione Europea. Facciamo giusto in tempo a sistemare gli zaini e i sacchi a pelo nella tenda prima che si scateni un vero e proprio nubifragio suscitando in noi un po’ di timore, sia per la nostra sistemazione che fa acqua da tutte le parti, sia per il furgone che ha guadato il torrente e che, vista la piena, rischia di rimanere prigioniero delle intemperie.
Il temporale lascia spazio ad un timido sole e questo ci permette di conoscere meglio alcuni dei ragazzi del campo. La diffidenza e il timore svaniscono piano piano; la conversazione si fa molto interessante grazie alla curiosità di entrambe le parti. Parliamo dell’Italia e della Romania, delle percezioni reciproche e dei diritti della donna. Quello che ci colpisce di più è però il loro timore di essere scambiati per rom e la difficoltà con cui affrontano il tema dell’omosessualità. Ci avviamo a cena con la sensazione di essere usciti da questo incontro sicuramente arricchiti, ma anche con l’impressione che non tutto sia stato detto o che ci fosse la preoccupazione di sbilanciarsi eccessivamente.
Dopo cena partecipiamo alla festa di commiato del campo e andiamo dormire accompagnati ancora una volta dal rombo dei tuoni.
Diari della Romania, 4
LIA

Situazione surreale.
Scesa dal furgone, un pò assonnata vedo una faccia inquietante che si avvicina con una telecamera in mano. Ha molte rughe, ha le borse sotto gli occhi. Un viso molto stanco. Occhi da vampiro.
Ci scorta in una stanza verde, spoglia, con le persiane chiuse. Un bagno.
Sul tavolo dolci e caffè per noi.
Se fosse stato un film ed io la spettatrice probabilmente avrei aspettato l’arrivo del killer e del massacro.
Forse le ciambelle sono avvelenate. Forse il caffè ci trasformerà in mostri e ci divoreremo a vicenda.
Ci regala anche dei braccialetti; con occhi assatanati ci intima ad indossarli.
Cavolo, è un segno di riconoscimento: stanotte tutti quelli con il braccialetto verranno uccisi!
Belli però. Non male l’accoglienza.
Qui in Romania non bisogna mai dare niente per scontato: l’ho imparato con l’esperienza.
Una dolce signora ci accompagna alla scoperta di Ramnicu Valacea. Storia, religione, tutto da manuale.
La Romania vista dai rumeni… e come ce l’aspettavamo la scampagnata? Ovviamente uguale a tante visite guidate. Eppure gli occhi della nostra guida brillano di orgoglio nel mostrarci le bellezze della sua città.
Sembra quasi che non sia una cosa di tutti i giorni avere un gruppo di italiani in visita.
Mi stupisco della stranezza nei comportamente di alcuni rumeni che ho incontrato in questo viaggio.
Lei fa paura, sembra instabile. Lei, non la dolce signora che ci accompagna nel tour.
Finita la visita, puzzolenti e sudati, ci dirigiamo alla cena.
Prima però alcuni di noi hanno dovuto combattere con Lei, scappata via imbestialita per una ripresa di troppo non prevista. Cose da pazzi!
La cena si è svolta in un ristorante da ricevimenti suppongo, di quelli dove dalle nostre parti si organizzano i matrimoni più kitsch.
La cena è tesa dopo la performance della nostra amica rumena.
La cena è un susseguirsi di molti sorrisi plastici e poca, pochissima spontaneità.
Ho mangiato quasi niente. Per fortuna c’è per noi la prospettiva che la serata prima o poi dovrà terminare.
Al ritorno qualcuno ha detto: “vogliamo davvero affidare il nostro destino nelle mani di questa persona?”. Può darsi, ma per ora rimandiamo la decisione.
Lia, dopo Mariana, è la seconda persona che ho difficoltà a definire.
Non v’è dubbio che la mia percezione della Romania e dei suoi abitanti in questo secondo viaggio stia cambiando; la distanza culturale si fa sempre più sentire. È incredibile.
Adesso mi sento meno ingenua, meno buonista, più sospettosa… e sinceramnete non so se questo sia un bene o un male. Non m’importa in realtà.
Sono sicura che qualcosa sta cambiando e che tutto questo sia parte di un processo di evoluzione delle mie percezioni e di una maggiore consapevolezza e di minore ingenuità nei confronti del mio modo di relazionarmi.
Il viaggio prosegue e le sorprese non finiscono. O almeno spero.
Situazione surreale.
Scesa dal furgone, un pò assonnata vedo una faccia inquietante che si avvicina con una telecamera in mano. Ha molte rughe, ha le borse sotto gli occhi. Un viso molto stanco. Occhi da vampiro.
Ci scorta in una stanza verde, spoglia, con le persiane chiuse. Un bagno.
Sul tavolo dolci e caffè per noi.
Se fosse stato un film ed io la spettatrice probabilmente avrei aspettato l’arrivo del killer e del massacro.
Forse le ciambelle sono avvelenate. Forse il caffè ci trasformerà in mostri e ci divoreremo a vicenda.
Ci regala anche dei braccialetti; con occhi assatanati ci intima ad indossarli.
Cavolo, è un segno di riconoscimento: stanotte tutti quelli con il braccialetto verranno uccisi!
Belli però. Non male l’accoglienza.
Qui in Romania non bisogna mai dare niente per scontato: l’ho imparato con l’esperienza.
Una dolce signora ci accompagna alla scoperta di Ramnicu Valacea. Storia, religione, tutto da manuale.
La Romania vista dai rumeni… e come ce l’aspettavamo la scampagnata? Ovviamente uguale a tante visite guidate. Eppure gli occhi della nostra guida brillano di orgoglio nel mostrarci le bellezze della sua città.
Sembra quasi che non sia una cosa di tutti i giorni avere un gruppo di italiani in visita.
Mi stupisco della stranezza nei comportamente di alcuni rumeni che ho incontrato in questo viaggio.
Lei fa paura, sembra instabile. Lei, non la dolce signora che ci accompagna nel tour.
Finita la visita, puzzolenti e sudati, ci dirigiamo alla cena.
Prima però alcuni di noi hanno dovuto combattere con Lei, scappata via imbestialita per una ripresa di troppo non prevista. Cose da pazzi!
La cena si è svolta in un ristorante da ricevimenti suppongo, di quelli dove dalle nostre parti si organizzano i matrimoni più kitsch.
La cena è tesa dopo la performance della nostra amica rumena.
La cena è un susseguirsi di molti sorrisi plastici e poca, pochissima spontaneità.
Ho mangiato quasi niente. Per fortuna c’è per noi la prospettiva che la serata prima o poi dovrà terminare.
Al ritorno qualcuno ha detto: “vogliamo davvero affidare il nostro destino nelle mani di questa persona?”. Può darsi, ma per ora rimandiamo la decisione.
Lia, dopo Mariana, è la seconda persona che ho difficoltà a definire.
Non v’è dubbio che la mia percezione della Romania e dei suoi abitanti in questo secondo viaggio stia cambiando; la distanza culturale si fa sempre più sentire. È incredibile.
Adesso mi sento meno ingenua, meno buonista, più sospettosa… e sinceramnete non so se questo sia un bene o un male. Non m’importa in realtà.
Sono sicura che qualcosa sta cambiando e che tutto questo sia parte di un processo di evoluzione delle mie percezioni e di una maggiore consapevolezza e di minore ingenuità nei confronti del mio modo di relazionarmi.
Il viaggio prosegue e le sorprese non finiscono. O almeno spero.
Giorno VII - Racconto fotografico
Per vedere tutte le foto dei Turisti su flickr, clicca QUI!

Le montagne rumene offrono scorci di straordinaria bellezza.

Per poter raggiungere il campo della Croce Rossa è necessario guadare un fiume. I mezzi dei Turisti si dimostrano insufficienti, ma per fortuna i volontari del campo non hanno problemi a darci un passaggio.

Il logo della Croce Rossa all'ingresso del campeggio.

Veniamo coinvolti in alcuni giochi di gruppo con i ragazzi del campo.

Anche se le condizioni sono difficili, visto il mal tempo, i Turisti non perdono l'occasione di raccogliere materiale prezioso per la nostra documentazione.

Amanda approfitta di un momento di pausa per dedicarsi alla lettura.

La pioggia ancora una volta ci sorprende. Matteo guarda verso il fiume. Se si dovesse alzare troppo rischieremmo di rimanere bloccati, ma i ragazzi della Croce Rossa sembrano bene organizzati ad ogni eventualità.
Le montagne rumene offrono scorci di straordinaria bellezza.
Per poter raggiungere il campo della Croce Rossa è necessario guadare un fiume. I mezzi dei Turisti si dimostrano insufficienti, ma per fortuna i volontari del campo non hanno problemi a darci un passaggio.
Il logo della Croce Rossa all'ingresso del campeggio.
Veniamo coinvolti in alcuni giochi di gruppo con i ragazzi del campo.
Anche se le condizioni sono difficili, visto il mal tempo, i Turisti non perdono l'occasione di raccogliere materiale prezioso per la nostra documentazione.
Amanda approfitta di un momento di pausa per dedicarsi alla lettura.
La pioggia ancora una volta ci sorprende. Matteo guarda verso il fiume. Se si dovesse alzare troppo rischieremmo di rimanere bloccati, ma i ragazzi della Croce Rossa sembrano bene organizzati ad ogni eventualità.
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